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A ciascuno il suo mestiere

30 gennaio 2011
Mentre rileggevo alcune poesie di Gianni Rodari me ne sono trovata una sotto gli occhi davvero simpatica! La dedico a tutti coloro che, trovandosi a girovagare su questo sito, si soffermano a leggerla:
Il  maestro giusto
C’era una volta un cane
che non sapeva abbaiare.
Andò da un lupo a farselo spiegare,
ma il lupo gli rispose
con un tale ululato
che lo fece scappare spaventato.
Andò da un gatto, andò da un cavallo,
e  mi vergogno a dirlo
perfino da un pappagallo.
Imparò dalle rane a gracidare,
dal bove a muggire,
dall’asino a ragliare,
dal topo a squittire,
dalla pecora a fare « bè bè »,
dalle galline a fare coccodè.
Imparò tante cose,
però non era affatto soddisfatto
e sempre si domandava
magari con un « qua qua »:
che cos’è che non va?
Qualcuno gli risponda, se lo sa.
Forse era matto?
O forse non sapeva
scegliere il maestro adatto?
di G. Rodari
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2 commenti leave one →
  1. 30 dicembre 2011 05:20

    Questa poesia di Rodari può essere adattata all’apprendiemnto per la disciplina di “Arte e Immagine” esercitata presso la scuola di primo grado,ed “Educazione Artistica”per la scuola di secondo grado.

    Il cane non era matto ed ogni maestro scelto corrispondeva al bisogno di imparare,ma non aveva saputo scegliere il maestro adatto,per imparare ad abbaiare come un cane.

    I maestri di scuola elementare impegnati per l’insegnamento di Arte e Immagine,unitamente ai professori di scuola media per la disciplina di Educazione artistica, sono entrambi Docenti preparati ed ammirevoli per le risorse emotive ed emozionali di cui si fanno carico per trasferire ed educare i propri discenti all’apprendimento delle cose dell’arte,ignorando,che a questi discenti è venuto a mancare una grammatica del dissegno per imparare,innanzi tutto, a disegnare,allo stesso modo con cui per merito di una grammattica ha imparato a leggere,a scrivere,cosi come per merito del codice dei segni ha imparato a calcolare il valore delle unità numeriche.

    Se in questo splendido ed onorato Blog formulato dalla splendida Graziella,c’è un solo utente capace di indicarmi una “grammatica” per l’apprendimento dell’imparare a disegnare,e particolarmente predisposto per discenti di scuola elementare e media,mi indichi la casa editrice.

    Il bambino,compiuta l’età prescolare,entra a scuola ricco dell’esperienza ideografica espressiva condotta per sei anni di attività come unica forma scritta,che serviva per comunicare agli adulti i bisogni,le emozioni, le impressioni personali che nutriva nei confronti della vita e del quotidiano,senza ricevere aiuti o insegnamenti.

    Quando entra a scuola,questa attività si frantuma e si avvilisce perchè tante sono le cose che riesce ad elaborare: ritagliare-incollare-colorare forme preesistenti- ecc.ma nulla per imparare a disegnare,inteso come processo e sviluppo ideografico in funzione per conquistare una forma reale e della quale è composta la realtà di cui siamo circondati,quella realtà immaginata e di cui ,il fanciullo, è stato interprete eccellente durante i primi sei anni di vita.

    Quella realtà,poi, che continuerà ad elaborare a scuola, pur rimanendo ferma allo stato stereotipato dell’infanzia, a differenza dell’intelletto che invece si svilupperà in seguito all’apprendiemneto del sapere leggere,scrivere e fare di conto, il disegno,purtroppo, rimanendo fermo si perderà allo stesso modo con cui si è perso il cane di Rodari.

    Sarei grato e riconoscente se le utenze interessate accogliessero questo messaggio con la dovuta saggezza,quella che non vuole insegnare nulla a chi sa,anche fin troppo,ma ignora che che nell’apprendiemnto dell’impare a disegnare manca un CODICE ,una GRAMMATICA .

    Sapere disegnare,non significa essere un Michelangelo o un Leonardo,cosi come sapere leggere e scrivere,non significa essere un Leopardi o un Manzoni.

    • 3 gennaio 2012 14:09

      Frequentavo la terza elementare quando, contemporaneamente all’ascolto della lezione “disegnavo” il ritratto della mia maestra sulla copertina del quaderno di matematica. La maestra si accorse del disegno e mi rimproverò, mi mise in castigo dietro la lavagna e in seguito mi rimproverò davanti alle insegnanti di altre classi… Io mi vergognai di “quel che avevo fatto” e rimasi traumatizzata a tal punto che, nonostante mi diletti a dipingere, non sono in grado di disegnare volti ancora adesso…
      Auguri di buon anno!
      A risentirci
      Maestra Graziella

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